venerdì 10 maggio 2019

ATLANTICO: incontro con la band di Marco Mengoni




Un desiderio nemmeno troppo nascosto di ogni fan, sarebbe quello di poter assistere alle prove di un tour o trascorrere una giornata in uno studio durante la creazione di un disco. Ebbene, Marco Mengoni ci ha in parte accontentati, sia regalandoci le versioni " casalinghe" di alcuni brani in edizione speciale, sia incidendo sul cd ATLANTICO Soundcheck (in vendita presso gli stand durante le date del tour), alcuni momenti rubati alle prove (consiglio l'ascolto dei 10 brani agli appassionati della sua voce, che esce nitida e cristallina in tutta la sua purezza.) e poi dandoci l'opportunità di saperne di più, incontrando i membri della sua band che pochi giorni fa, presso l'Apple Store di Milano, ci hanno raccontato le diverse fasi della nascita e composizione di Atlantico.



Veniamo a sapere che i ragazzi, Davide Sollazzi, Giovanni Pallotti e Peter Cornacchia (con Marco da sempre), Barbara Comi e Moris Pradella (i vocalist), Christian Rigano (tastiere, produzione e direzione artistica), Massimo Colagiovanni ( chitarre) e Leo Di Angilla (percussioni), si sono affiatati molto durante il mini tour europeo, anche perchè macinando i chilometri che li portavano da una città all'altra, hanno viaggiato in autobus condividendo giorni e notti allegramente.

Giovanni ci racconta che per la prima fase di preproduzione, la stesura dei brani e l'arrangiamento, Marco ha chiesto a lui, Peter e Davide di trascorrere un mese in uno studio per provare a suonare i pezzi che aveva già pronti. Così, dopo aver caricato i loro strumenti su un furgone si sono diretti a Milano, alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. Durante questo mese hanno registrato le ritmiche e in seguito le voci. 
Peter e Davide aggiungono che è stata un'esperienza molto gratificante trovarsi per la prima volta e per così lungo tempo con Marco a gettare le basi di un disco, in uno studio ricchissimo di strumenti rari e che non avevano mai suonato, ad esempio una chitarra portoghese inserita su Amalia o un armonium su Dialogo tra due pazzi. 
E' stato quasi come trovarsi in un parco giochi.
Peter dice che forse Atlantico è il disco che contiene maggiormente i tratti della personalità di Marco, della sua anima artistica e musicale, evidente anche dalle inclinazioni e dalle influenze stilistiche che trasudano dai pezzi.
Mai come in questo caso l'inizio di un lavoro è stato influenzato anche dall'ottima condizione emotiva creatasi tra tutte le personalità di chi ha lavorato al disco, compresi i tecnici delle Officine che li hanno spinti e motivati a provare fino a notte inoltrata.


                                Crediti foto: Sara Frascella

                 
All'inizio i pezzi erano circa quindici, dopo una normale scrematura,  alla fine di quel mese, tutti i progetti messi in ordine sono stati consegnati a Christian Rigano per la fase di produzione che ci spiega:
"mi hanno invitato ad ascoltare i pezzi dicendomi di portarli al massimo livello possibile, così mi sono chiuso nel mio studio (a Ronchi dei Legionari, Trieste) per tutta l'estate per sperimentare e cercare di tirare fuori tutto il meglio dal materiale registrato. Ho analizzato, scolpito, arricchito tutto a livello sonoro, aggiungendo tastiere e ritmiche oltre a quelle di Davide (in particolare su Voglio e Muhammad Alì). Una delle prime canzoni che ho fatto sentire a Marta e Marco è stata proprio Voglio che mi ha dato lo spunto per partire, poi ho chiuso tutto il disco aggiungendo le percussioni di Leo e altri musicisti, comprese le chitarre di Riccardo Onori (che suona con Jovanotti), dopodichè sono subentrati i featuring su Amalia e Hola che si è aggiunta  per ultima. Alla fine di agosto eravamo tutti soddisfatti, così siamo passati al missaggio da Pinaxa a Milano e abbiamo chiuso il disco a settembre."

Per quanto riguarda il tour, le prove si sono svolte per tre settimane al Teatro Arcimboldi di Milano.
Barbara ci spiega che la parte vocale è curata e ideata da Marco, quindi al primo giorno avevano sapevano già cosa avrebbero dovuto cantare, con l'arrivo di Moris la rosa di possibilità si è ampliata e tutti insieme ne hanno sviluppato  altre.   
Moris dice di essersi aggiunto alle coriste storiche Barbara e Yvonne e di aver così completato la triade delle voci del coro (prima, terza e quinta), permettendo a Marco di fare la sua melodia liberamente.



Il palco si costruisce durante lo spettacolo perchè man mano che va avanti, vengono aggiunti trabattelli, pedane e altre strutture. Su Amalia, per esempio, Moris suona a sei metri di altezza, cosa che avrebbe dovuto fare anche Peter se non soffrisse di vertigini.



Ringraziamo i ragazzi per queste descrizioni che ci avvicinano ancora di più alla musica e a questo tour spettacolare sotto tutti i punti di vista. 
Noi ci divertiamo tantissimo a sentirli suonare con Marco!







venerdì 26 aprile 2019

Insieme per l' Atlantico Live

Quando le parole proprio non vogliono uscire perché restano incastrate nel punto che va dal cuore alla gola, se ne prendono in prestito altre, sentite ed efficaci come se fossero tue.
Grazie a Maria Alessia Perilli per aver dato voce ai miei pensieri.

Crediti foto: Antonello Vasile ph


"E pensare che l'inizio di questo nuovo viaggio sembrava lontano, sembravano tanti i giorni di attesa, troppi. Quando tutti ci siamo messi alla ricerca e alla compera dei biglietti per questo tour forse già immaginavamo qualcosa, forse credevamo non fosse possibile e invece la soluzione si trova sempre perché per qualcosa o qualcuno che si ama si farebbe di tutto, si smuoverebbe qualsiasi cosa.
Ora, non mi sembra vero che mancano due giorni all'inizio di tutto.
Sembrava tutto troppo lontano e invece manca poco per ritrovarci ancora, nuovamente allo stesso appuntamento, al buio con la musica.
Vivremo giornate, sì estenuanti ma che non dimenticheremo mai, che non si sbiadiranno col tempo, che ricorderemo come le giornate in cui siamo stati vicini alla musica e l'abbiamo sentita rimbalzare nello stomaco e in cui abbiamo assistito alla profondità di due pozzi neri come sono gli occhi di Marco.
Vivremo emozioni che rimarranno impresse e che sfogheremo una volta tornati a casa sottoforma di pianti liberatori, perché niente nella vita può far bene come la musica.
Saremo avvolti in un unico abbraccio, il più caldo e protettivo che si possa ricevere.
Credo, anzi, sono sicura che questo tour lascerà il segno, la sua impronta negli animi di chi lo vivrà e di chi ci sarà con il pensiero e con il cuore, ma sarà come se fosse con noi, ad attendere e poi a vivere.
Una volta che si aprono i cancelli, si apre un mondo nuovo.
Quei cancelli aperti per me sono come un accesso alla liberazione totale, a due ore di totale disconnessione dai problemi, dalle cose che non vanno, dai giudizi della gente, un accesso all'unica realtà che possa salvarti da tutto e tutti.
Vi auguro di sentirvi liberi da ogni preoccupazione quando quei cancelli si apriranno.
Non limitatevi, non fatelo mai, date sfogo a ciò che sentite perché non è mai ridicolo, è sintomo di umanità, è sintomo di amore.
Siate euforici, emozionati, commossi, esaltati, folli, siate qualsiasi cosa il vostro cuore vi dica di essere, non sarete mai fuori luogo ma nel posto giusto.
Vi auguro di dare tanto perché riceverete altrettanto da Marco, senza ombra di dubbio.
Niente rende più felice di sapere che si è amati, di sapere che si è fatto qualcosa di buono, di sapere che accorrerete sotto i palchi anche da posti lontanissimi.
Sarete vicini a lui, sentitevi a casa e fate sentire a casa anche lui.
Trasmettetegli quello che avete dentro per lui in modo che lui lo percepisca e lo possa custodire.
Sentitevi un esercito d'amore, donateglielo questo amore, fategli sentire che dieci anni fa ha fatto la cosa giusta presentandosi a quei provini.
Vivetevi ogni istante di questo nuovo viaggio.
Ogni piccola sfaccettatura, ogni piccola nota.
Fate vostra ogni parola di ogni canzone.
Fate vostro ogni secondo che vivrete.
Dal momento in cui le luci sul palco si accenderanno fino al momento in cui si spegneranno, siate una cosa sola.
Siate una cosa sola anche quando tutto sarà finito.
Perché in realtà nulla sarà terminato davvero.

Buon #AtlanticoTour a tutti.
Buona vita.
Buon viaggio.
Di cuore."
❤️

mercoledì 24 aprile 2019

Marco Mengoni e il suo Atlantico inondano Madrid di emozione (traduzione)

Dopo aver attraversato Berlino, Zurigo, Monaco e Parigi, mercoledì scorso Marco Mengoni ha concluso il suo giro europeo con un concerto al Joy Eslava di Madrid, luogo scelto per  presentare dal vivo  i brani del suo ultimo album Atlantico.



 Con questo ultimo lavoro, Mengoni ha compiuto un percorso musicale e fisico toccando le coste che bagnano il secondo oceano più grande del mondo.
Alle nove di sera, puntualissimi, i musicisti sono saliti sul palco e,'con la musica ad alto volume' e l'energia alle stelle, è apparso in scena un Marco sorridente con "Quiero" e un ritmo "retrò" che ha spinto tutta la sala a cantare e ballare.
Dopo aver dato il benvenuto ai suoi fan, ha continuato con "Pronto a correre", una canzone che nonostante abbia la sua versione in castigliano, Marco ha deciso di interpretare nella sua lingua madre. Un dettaglio che, senza dubbio, abbiamo apprezzato.
Se nei primi minuti, il viaggio attraverso l'Atlantico aveva scatenato l'adrenalina, il pubblico si è calmato trovando rifugio "in quel luogo lontano dal mondo, dove sembri infinito anche un solo secondo ". E non solo sembrava, ma lo è stato, perché durante gli oltre quattro minuti della canzone "Sai Che", pareva davvero che si fosse fermato il tempo.

Poi è arrivata "Buena Vida" con i suoi movimenti di bacino mentre circa trecento ventagli azzurri sono apparsi tra il pubblico danzando al ritmo di ogni ritornello.  L' esercito - i suoi fan - è riuscito a sorprendere il "capo", che ha comunque mantenuto un asso nella manica per far impazzire i partecipanti: durante gli ultimi secondi della canzone ha cantato  "Oh che mi brucia, mi brucia, sì, brucia Madrid", mentre si lasciava attraversare e invadere dalla musica del flamenco.
A questo punto della serata, Mengoni aveva già dimostrato che sia in italiano che in castigliano le sue canzoni sono in grado di aumentare i battiti del cuore e di far venire i brividi, ma ha voluto fare un passo in più fondendo le due lingue. Così, ci ha regalato una versione italo-spagnola di "Muhammad Ali": un connubio che ha mandato il pubblico in visibilio. 

La sensibilità e il buon gusto sono arrivati con "In un giorno qualunque", una canzone che ci riporta agli inizi della sua carriera musicale e che non solo continua a emozionarci, ma come il buon vino migliora con il corso degli anni.
Dopo "Parole in circolo" e il suo ritornello degno di qualunque scioglilingua, - almeno per chi non parla  italiano dalla nascita, un'intro strumentale  ci ha immerso nell'atmosfera intima e di pace di "La ragione del mondo" (Solo ahora).
Seduto di fronte al pubblico e a cuore aperto, ci ha poi offerto una sublime interpretazione di "Ti ho voluto bene veramente", che è stato solo il preludio di uno dei momenti più emozionanti, magici e speciali della serata. Con "Proteggiti da me", Marco non solo ha messo completamente a nudo la sua anima, ma ha anche dato libero sfogo alla sua maestria vocale, modulando la voce a volontà e cantando con registri altissimi.  
E se pensavamo di aver toccato il cielo con questa canzone, non avremmo potuto sbagliarci di più. Dopo aver confessato di essere un ragazzo geloso, ha azzardato la versione di John Lennon di "Jealous Guy", che ha provocato una calorosa ovazione e ha lasciato il pubblico a bocca aperta. Della sua padronanza dell'inglese, non parliamo nemmeno perché sembra un dettaglio insignificante ...
Così siamo arrivati a metà concerto e ci siamo diretti in America Latina. "La Casa Azul" ci ha trasferito in Messico e ci ha ricordato l'artista Frida Kahlo; la sala si è ammutolita per un paio di secondi, quando Mengoni ha detto  "se taci lo senti. Shhhh, ecco il rumore che fa". Successivamente, siamo  tornati nella penisola, in particolare nelle terre portoghesi, grazie ad "Amalia" e un ballo da infarto. Il repertorio, se possibile, ha acquisito più forza e intensità con "Esseri umani". In quel momento, malgrado quel metro scarso che separava il palco dal pubblico, l'artista e il pubblico sono diventati una cosa sola al grido di "L'amore unito vincerà".  
Lo stesso è successo con "Guerriero", una canzone che potrebbe essere classificata come un inno, poiché ogni volta che la interpreta, senti quell'abbraccio che dà conforto e "forza sempre" . 
"Onde" e "Mille lire" ci hanno accompagnato verso la conclusione e all'ultimo brano prima del bis.
La band stava per intonare i primi accordi della canzone, quando Marco li ha interrotti per chiedere al pubblico quale preferisse sentire: "L'essenziale" o "Incomparable" - la versione spagnola. Per la stragrande maggioranza - e grazie a Dio o ai vari Santi della Settimana Santa, - ha vinto la prima opzione. "Il pubblico è sovrano" , ha commentato prima di inondare di emozione il Joy Eslava con il brano che gli ha dato la vittoria a Sanremo 2013 e gli ha permesso di  rappresentare l'Italia all' Eurovision quello stesso anno. 
"Madrid, se sono qui è grazie a voi" ha dichiarato prima di salutare e lasciare il palco. Tuttavia, l'assenza è durata poco, perché qualche istante dopo è tornato in scena per terminare lo spettacolo. 
"Ho trascorso 3 mesi a Madrid e questa canzone è stata ispirata dal mio soggiorno qui", in questo modo ha presentato "Hola". Durante la sua interpretazione, è esploso un cielo stellato nel cuore del teatro, creato nel buio dalle luci dei cellulari. Alla fine, le luci sono scomparse a favore delle danze spensierate e la conclusione della festa è stata affidata a Io ti aspetto.  



Così Marco Mengoni ha chiuso una serata magica, commovente e straordinaria e ha terminato il suo tour europeo. Con  4300 km alle spalle percorsi in meno di un mese, l'artista italiano ha dimostrato che la sua musica non conosce confini, che a 30 anni ha ancora molte cose da dire (e cantare), e che è in grado di evolversi, esplorare nuovi percorsi musicali e adattarsi ai tempi, senza mai perdere in qualità e spandendo talento, carisma e voce. Inoltre, la sua umiltà, vicinanza e amorevolezza lo rendono un essere umano eccezionale.
Grazie mille, Marco, e buona vita a te e alla tua band! Madrid è già la tua casa.



Traduzione dall'originale  Marco Mengoni y su Atlántico inundan Madrid de emoción
Testo: María Sánchez
Crediti foto: Marco Mengoni

martedì 12 febbraio 2019

Muhammad Alí è un personaggio incredibile (tradotto da spagnolo)


Marco Mengoni è nato a Ronciglione, un paese a 50 chilometri da Roma, ha 30 anni ed è attualmente il cantante numero uno in Italia
Il suo ultimo album "Atlántico" è stato anche registrato in spagnolo con l'obiettivo di avere successo in Spagna
Il suo idolo è Muhammad Ali, che ha anche stampato sulla sua felpa. Lo ammira per quello che voleva dire.


                    Foto di DAVID RAMÍREZ

 Come è andato il lancio in Spagna del nuovo album "Atlántico"? 

Molto bene. Sono un po' nervoso e entusiasta di cantare questo disco per la prima volta in spagnolo, ma va bene.


Come pensi che reagiranno le persone quando lo sentiranno?

Non mi piace avere aspettative nella vita, in generale. Ho 30 anni e ho imparato dalla vita che tutto è esperienza, qualsiasi cosa accada.

Hai il vantaggio che i cantanti italiani ottengono sempre successo in Spagna

Sì, è vero. Vorrei che succedesse anche a me. 

Questo sarebbe il tuo obiettivo immediato?

Il mio obiettivo sarebbe che molte persone ascoltassero il messaggio del mio nuovo album.

Farai un tour con il nuovo album?

Sì, il 17 aprile a Madrid facciamo un'anticipazione e poi spero di venire a Barcellona e fare un tour di tutta la Spagna.

Cosa c'è di così speciale in questo album, rispetto ai precedenti? 

Mi è costato molto scrivere questo album, è stato un percorso ripido. Ho viaggiato per due anni e mezzo e ho attraversato l'Oceano Atlantico molte volte, da qui il titolo dell'album. Inoltre, ho assorbito molte influenze musicali e culturali da tutte le nazioni che toccano questo oceano. Quindi le differenze sono che ora ho 30 anni e mi sento più capace di lanciare i messaggi che voglio e in cui credo.

C'è una canzone chiamata "Muhammad Ali"

È una canzone che parla della vita 

Perché ti sei ispirato al pugile?

Anche se sono giovane e non ho vissuto nello stesso periodo di Muhammad Ali, ho letto molti libri e ho visto documentari su di lui e lui è un personaggio incredibile. Non era solo un grande pugile ma anche un grande essere umano, grazie a tutto ciò che ha fatto per il suo popolo e per tutta l'umanità. Vorrei che tutti i giovani che non lo conoscono leggessero di lui, dopo aver ascoltato il mio disco.

Essere un atleta lo ha aiutato a influenzare la società

Sì, ma per un certo periodo ha rinunciato al ring per rispettare le sue idee contro la guerra del Vietnam. In realtà ha fermato la sua passione e la sua vita per tre anni, ecco perché è un personaggio con una forza incredibile. Mi piacerebbe essere come lui così come dico nella mia canzone. Mi piacerebbe essere almeno il 3% di ciò che era Muhammad Ali.

È importante che i personaggi possano arrivare a influenzare così tanto l'umanità?

Nelle cose positive sì.

Ti piacerebbe diventare una persona così, contribuire?

I personaggi pubblici hanno la possibilità di arrivare a molte persone, inviare messaggi e parlare a un vasto pubblico allo stesso tempo. Per me avere un idolo come Muhammad Ali è stato perfetto perché mi ha dato messaggi di libertà, di apertura mentale, di pace tra culture diverse. Ora tutto questo si sta perdendo. Stanno costruendo muri! Non abbiamo imparato nulla dalla storia.

Sei 'nato' come cantante nell'era dei social network

Sì, ma è una relazione d'amore/odio al 50%. Da un lato con un clic posso accedere a tutti i miei fan, ma dall'altro possono essere molto pericolosi. 

In che senso?

Perché la gente parla troppo in rete. Lì non tutto quello che si dice è vero ma molti pensano di sì. Inoltre, per esempio, in Italia è stata bullizzata una ragazza, hanno diffuso in rete sue foto e video e lei si è suicidata. Dobbiamo essere attenti, soprattutto con i giovani.

Come italiano sicuramente ti piacerà il calcio

Sì, abbastanza

Per quale squadra tifi?

Per la Roma. La mia famiglia è romanista da generazioni.  

Il Barça non ha buoni ricordi recenti della Roma. Ci ha eliminato l'anno scorso dalla Champions, con una rimonta che ha fatto soffrire molto i tifosi 

Ma noi non portiamo rancore (ride)

Hai visto la partita?

No, ero a New York senza televisione e senza niente

Credi che ci sia stato un cambiamento alla Roma, dopo questo partita?

Non lo seguo tanto da poterlo giudicare, sono sincero. Seguo molto il tennis perchè ho giocato da bambino

Cosa pensi di Rafa Nadal?

La forza e l'energia di Nadal, da quello che ho visto in diretta, va oltre il campo, arriva allo spettatore. Federer è il re per quanto riguarda la classe, mentre Djokovic ha moltissime virtù ma non arriva al top come Rafa o Federer.

Torniamo al calcio. La Juve ha convocato Cristiano Ronaldo ed è leader del campionato 

Come sempre. La Juve vince sempre in Italia.

Che cosa credi che possa apportare Ronaldo, ad una squadra come la Juve?

Si vede che è un calciatore che gioca con naturalezza. Me ne accorgo perfino io che non so giocare a calcio. 

Cristiano o Messi?

Mi piace molto Messi, ma aldilà del calcio. Come essere umano.

Sembra che alla Roma manchi sempre di fare quel passo in più

Hai ragione e lo sento perchè mio padre è sempre molto arrabbiato per questo motivo. Finisce che la Roma non vince mai

Quale sarebbe la soluzione?

Forse comprare Messi! (ride) Credo che si dovrebbe cambiare filosofia 

Pratichi uno sport?

Sì tennis e vado in palestra

Ti aiuta per scrivere le tue  canzoni?

Sì mi aiuta quando sono nervoso o devo scaricarmi. Quando sono arrabbiato vado in palestra e scarico l'energia negativa.



Intervista originale di  SPORT
di Àngels Fàbregues




mercoledì 30 gennaio 2019

Marco Mengoni presenta Atlantico a Radio 105

DALL'INTERVISTA DI MAX BRIGANTE 




- Ci sono pezzi e pezzoni e Hola è uno di questi. 
Ho letto che hai chiesto scusa ai tuoi fan per esserti allontanato
- Sì, mi sono preso due anni e mezzo dall'ultimo progetto. Invidio i miei colleghi che riescono a fare dischi ogni sei mesi, io non ce la faccio, ho bisogno di allontanarmi, di prendere input da fuori o da dentro me stesso. 

- Alla vecchia maniera quindi. Prima i dischi uscivano ogni 2/3 anni, poi ultimamente il mercato discografico ha stravolto un po' le regole
- E io sono contro il mercato discografico! ( Ride) Infatti i signori della casa discografica volevano uccidermi, forse non si fa così, ma era giusto per me. 

- Quante volte hai attraversato l'Atlantico
- Credo 9 o 10, io non riesco a dormire sull'aereo quindi parlo con le hostess e gli stewart, prendo caffè di continuo e parlo. Ricordo il ritorno da New York dopo tre mesi, sono stato sveglio per tutte le 8 ore di viaggio e ho parlato con una hostess che era stata una cantante lirica. Quindi abbiamo discusso di Wagner, Mozart, La regina della notte, è stato pazzesco. 

- Quando è nato il concetto di Atlantico, cioè che quel nome potesse racchiudere il tuo progetto?
- Mi hanno sempre affascinato gli oceani e la loro profondità, guardandolo spesso da sopra ho capito che è il secondo più grande e che bagna moltissime culture.
Mentre lo arrangiavo e lo producevo, ho pensato che questo disco conteneva tanti input e quindi era giusto chiamarlo così. 

- Poi guardandoli dall'alto gli oceani sembrano ovviamente più piccoli e assomigliano a dei contenitori, è bello pensarli anche così. 
Quante canzoni hai inserito? 
- 15 compresi degli intro, per esempio c'è un pezzo di cello e violino di un minuto e mezzo.

-In un pezzo si parla di Muhammad Ali, in un altro di Frida Kahlo, figure che nel tempo sono diventate icone e spesso vengono citati come personaggi ai quali aspirare. Per quanto riguarda Muhammad Ali c'è qualcosa in particolare che ricorre nella tua testa o ti serviva il concetto della boxe e di rimanere in piedi sul ring? 
- Le dediche sono diverse, le figure importanti sono tre: Frida, Amalìa Rodrigues e Muhammad Alì.
In questi tre anni nei quali ho seguito anche le mie cose personali che avevo tralasciato, mi sono staccato dal mio lavoro e dalla mia quotidianità per stare vicino a persone che avevano bisogno di me e spesso mi è servita moltissima forza.  Sicuramente questi due personaggi che ne hanno avuta tanta anche per far rispettare le loro idee, mi hanno aiutato, mi sono ispirato a loro. Ho letto moltissimo, visto documentari, mi sono informato, anche perché io non ho vissuto negli anni di Muhammad Ali e non ho assistito  al suo cambiamento, a quello che ha fatto. Ho scoperto un uomo diverso da quello che conoscevo come sportivo, colui che andava contro tutti, anche contro la sua gente, che non temeva niente e che ha rinunciato alla sua passione per tre anni scendendo dal ring, poiché era stato escluso perché non riteneva giusta la guerra.
Io ovviamente ho visto un Muhammad Ali che accende la torcia olimpionica, come un signore che sta combattendo contro una malattia, che trema e non è più quello che faceva tremare gli altri quando saltellava sul ring.
Nel brano parlo del Muhammad Ali al di fuori del ring.

- Lui diceva che i campioni non si fanno in palestra, ma per strada, con ciò che hanno dentro. I cantanti come si fanno?
Si fanno viaggiando per strada.

- Hai fatto l'Atlantico Fest, ti ho seguito sui social. Hai creato una cosa diversa rispetto a una normale promozione di un disco.
- Sì, comunque la musica sta cambiando. Si sta passando dal fisico al digitale a una velocità incredibile. Io tornando con tutto quello che avevo vissuto in prima persona, volevo riproporlo invece di fare le solite cose. Volevo condividere tutti gli input e le parole che avevo assorbito dal mondo. Ho detto alla mia manager che ha avuto un mezzo infarto "facciamo una specie di festival. Attraversiamo il disco fisicamente",  perché in Torre Velasca c'erano 13 stanze e in ognuna artisti, scultori, pittori, danzatori, che ringrazio tantissimo, che si sono esibiti per tre giorni e non sarà stato facile neanche per loro, è stato molto duro.
Poi abbiamo fatto alcuni incontri in giro per Milano, in Triennale per esempio, dove io mi sono finto giornalista e ho intervistato dei personaggi molto interessanti, come Stefano Boeri

- Come ti sei trovato dall'altra parte rispetto ad essere quello che riceve sempre le domande? 
- Malissimo, ero agitatissimo, infatti mi ero preparato un iPad con delle parole chiave. Mi sentivo un po' a scuola, sotto esame, come quando prima ti scrivi tutto quello che dovrai ricordare. In realtà poi è andata abbastanza liscia, non erano proprio incontri istituzionali, erano più un modo per capire, per conoscere.



- Ti parlo da radiofonico: quando è arrivato il singolo anzi, in realtà ne sono arrivati due, a me è piaciuto subito Buona vita e la radio ha iniziato a mettere Voglio. Dopo è uscito l'album e mi ha subito catturato La Casa Azul. Credo di aver sentito che c'è un collaboratore in queste due canzoni che lavora anche con Rosalia, che io adoro. So che in Italia non è ancora così popolare ma vi consiglio di ascoltarla perché fa della musica straordinaria. Mi piace che tu sia andato a lavorare anche con produttori diversi.
- Quando sono tornato io i miei musicisti di sempre siamo stati due mesi in studio alle Officine di Mauro Pagani, ad arrangiare il disco (in realtà si è arrangiato da solo) e questi due pezzi in particolare, ai quale tenevo tantissimo, erano un po' troppo pesanti quindi non ero pienamente contento. Seguivo Rosalia da tempi non sospetti e ho pensato che avrei potuto contattare El Guincho. Gli abbiamo mandato i brani e lui ha risposto immediatamente, dicendo che erano pazzeschi e che si sarebbe messo subito a lavorarci anche se era in viaggio,  quindi li ha fatti tra Los Angeles e la Spagna

- E come arriva Celentano?  Sarai facilitato per via della tua manager, ma non penso che sia facile convincerlo.
- Credo che tutto quello che lo riguarda abbia poco a che fare con i legami familiari. Puoi provare in tutti i modi ma forse se c'è la famiglia di mezzo è anche peggio. Noi ci eravamo già incontrati in  passato, ero andato a casa sua per conoscerlo e in realtà non gli avevo chiesto una collaborazione ma un consiglio su 3 pezzi.  Quando ha sentito La Casa Azul ha detto che era forte e che avrebbe voluto partecipare. Io ovviamente gli ho risposto che avrebbe potuto fare quello che voleva. Il problema è che tutto questo è successo un mese e mezzo prima della chiusura del disco e io ho sentito quello che aveva fatto, circa due minuti prima di mandarlo in stampa. 
Nessuno sapeva niente e lì non c'e famiglia che tenga, perché nel frattempo mi facevano pressioni, c'era il rischio di bucare l'uscita del disco e io chiedevo a Claudia Mori ma neanche lei ne era a conoscenza. Però non avevo dubbi sul risultato.
- Poi nei crediti il suo nome non è citato, per cui non ero pronto al featuring, quindi è stato un valore aggiunto.

- Il tour parte dall'Europa.
- Sì, con cinque anteprime. Ho iniziato il percorso all'estero quasi per gioco, nel senso che ho pensato che stare a contatto con i fan e culture diverse mi avrebbe aiutato a crescere. Non avevo aspettative ma a un certo punto la cosa si è fatta più seria.

- Il disco è uscito in tutto il mondo in contemporanea e in lingua spagnola in Spagna, il tuo percorso verso i mercati internazionali era già avviato e mi sembra che si stia consolidando. Poi arrivi in Italia con una serie di date che continuo a vedere in aumento,  per cui consiglio a tutti di andare a scoprirle sui social di Marco. 


- Chiudiamo con qualcosa di importante: sei stato due anni e mezzo a lavorare sul disco e su te stesso. Prima hai detto una cosa che credo tra le righe volesse dire "Faccio il cantante ma sono pure un uomo e ho la mia vita da portare avanti, non solo la carriera"
- Per forza di cose dietro un musicista ci deve essere un uomo che vive, altrimenti che cosa condividi?

- Hai inserito tanto all'interno di Atlantico e sono appena arrivati i primi feedback. C'è un concetto dominante che l'ambiente o i fan ti riportano di questo disco?
- Mi dicono che sono cresciuto molto.
Spero che intendano in positivo. In effetti mi sento anche io più grande rispetto a due anni fa. 

- C'è una canzone che fa un po' il conto degli anni, mi sembra Mille lire. Ora quanti anni hai?
- Il 25 dicembre ne ho compiuti 30 e nel 2019 sono 10 anni di carriera. Non avrei mai creduto di arrivarci.

 Le date del tour

EUROPA
8 aprile 2019 - Berlino, Tempodrom
10 aprile 2019 - Zurigo, Volkshaus
12 aprile 2019 - Monaco, Tonhalle
14 aprile 2019 - Parigi, La Cigale
17 aprile 2019 - Madrid, Joy
ITALIA
27, 28 aprile Torino, PalaAlpitour
1, 2, 4, 5 maggio Assago (Mi), Mediolanum Forum
8, 10  maggio Roma, PalaLottomatica
13, 14  maggio Bari, Palaflorio
16 maggio Caserta, Pala Decò
18 maggio Eboli, Palasele
21, 22 maggio Firenze, Nelson Mandela Forum
24, 25, 26 maggio Verona, Verona Arena
29 maggio Rimini, RDS Stadium
30 maggio Casalecchio di Reno (Bo), Unipol Arena