giovedì 15 agosto 2013

Bolgheri nel cuore

"Il concerto perfetto è quello che finisce con la stessa, incontenibile emozione con la quale è cominciato, ma ti lascia ancora più ricco dentro, con più festa, più forza, più energia. Dal concerto perfetto ci si allontana felici e pieni, ma anche un po' malinconici, con la nostalgia che comincia a farsi largo e la voglia di ricominciare. Voglia che è la spinta fondamentale che ci condurrà tra le note e le parole del prossimo "concerto perfetto". 
(Claudio Baglioni)


Se questo concetto è vero, allora i concerti di Marco sono tutti perfetti, perchè ogni volta che le luci si spengono entri in un'altra dimensione dove il tempo sembra non esistere più: c'è lui, la sua voce, i sorrisi, le emozioni, la sua voglia di darsi, il suo perdersi nella musica e gli occhi di tutti sono incollati lì, su quel pifferaio magico che ci intrattiene  e incanta per più di due ore . E' solo quando cala il sipario che ti rendi conto che il tempo è volato in fretta e vorresti che tutto potesse ricominciare. 
E' veramente inspiegabile quello che succede, forse c'è davvero un incantesimo, si crea un'alchimia tra palco e platea, un filo di corrente continua tra lui e i musicisti, tra lui che cerca proprio il contatto visivo con noi, che ci apre il suo cuore, lo mette nelle nostre mani e noi gli consegnamo il nostro.
A Bolgheri la natura ha contribuito a creare una cornice suggestiva al concerto: mentre cercava di scrutare le stelle, Marco aveva un luminosissimo spicchio di luna dietro le spalle, che faceva capolino tra le torrette. E' apparso sul palco forse un po' controllato, ma dopo averci "annusato" e conosciuto si è completamente sciolto regalandoci perle preziose da conservare nel cassetto dei ricordi: variazioni continue, mash up, il duello vocale contro la chitarra di Colombo, una "Dall'inferno" sempre più allegorica, con i suoni quasi satanici, una "Spari nel deserto" e "I got the fear" per la serie "che ve lo dico a fare" in cui fa letteralmente l'amore con la musica, "Avessi un altro modo", "L'equilibrista", "Tonight" rigorosamente cantate ad occhi chiusi e con il corpo per cui rimane il dubbio se ascoltarle senza guardare per assaporarne solo la voce o tenere lo sguardo incollato su di lui che ho deciso di dichiarare "fuorilegge" per il modo in cui le interpreta. Su "Questa notte" è riuscito ad infilare una serie di variazioni pregandoci di rimanere al nostro posto anche se in piedi e giocando con noi rendendola lunghissima, sembrava non volesse finire mai, su "In un giorno qualunque" è rimasta impressa nella mente la sua espressione dolce mentre guardava il suo pubblico cantare al suo posto e il suo ormai indispensabile abbraccio corale in cui ti senti racchiuso, come fosse vero.
Al momento dei monologhi si è lasciato andare al massimo della libertà espressiva donandoci momenti esilaranti da attore consumato.
Ci ha sorpreso chiedendoci di non pubblicare una cover che avrebbe provato per la prima volta (per me pollice in su, anche per la sua personalizzazione) e per tutto il tempo ci ha coinvolto con la sua energia e la voglia di godere di ogni attimo vissuto ("perchè la vita che abbiamo è una sola") che filtra da ogni suo atteggiamento, aggiungendo qua e là manifestazioni di affetto per i suoi musicisti e in particolare per Peter al quale ha dedicato un tenero bacino sulla testa e i ringraziamenti per tutti senza dimenticare chi lavora dietro le quinte e noi che lo abbiamo sostenuto sempre. 
Ora non ci resta altro che rievocare quegli attimi attraverso i video con il pensiero alle prossime date e il desiderio irrealizzabile di fargli sapere quanto quelle due ore o poco più abbiano arricchito la nostra anima.
 


 






(Grazie a Francesca Lorenzoni per le foto e a Francesca Effeci per il video))

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