martedì 8 agosto 2023

Un viaggio oltre la MATERIA di Marco Mengoni

 


MARCO MENGONI è un essere umano prima di essere un artista. È vero al di sopra delle apparenze. Ha accumulato cifre da record nei suoi dieci anni di carriera, ma non permette ai numeri di annebbiargli la vista e tiene i piedi per terra e la testa sul mondo che lo circonda.

Le sue canzoni, quindi, non sono 'materiale' di rapido consumo, ma pezzi chiamati a durare nel tempo. E sebbene le cifre lo sostengano (76 dischi di platino, più di 4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify e singoli con milioni di stream...), il grande successo di Mengoni è dato dall'emozione che imprime in ogni sua canzone.

Un'emotività capace di unire i cuori e moltiplicare un esercito di adepti che conta milioni e va oltre i confini della bella Italia. Con la trilogia MATERIA (Terra, Pelle e Prisma), pubblicata negli ultimi due anni, Marco ha cercato le sue radici, analizzato il suo presente e posto le basi per il suo futuro. Un viaggio attraverso la terra, che si connette con la pelle e ci invita a guardare la vita da una prospettiva diversa.



1.- “La TERRA sotto i piedi, radici”

MATERIA TERRA (2021) è il primo album della trilogia e rappresenta la ricerca delle radici dell'artista.

Uno sguardo al passato, nel soul che mamma Nadia gli faceva ascoltare da da bambino che è molto presente in alcune melodie che mescolano le sonorità più classiche con quelle più attuali. Così è per "Ma Stasera".

In questo album le ballate hanno un peso importante e si distinguono per la forza e l'emozionalità dei messaggi che veicolano. 'Perché solo nel perdono cambia un uomo' recita il ritornello di Cambia Un Uomo; 'Tu sei la mia luce', confessa a sua madre in Luce; e in Un Fiore Contro Il Diluvio si guarda dentro, chiedendosi 'dove si impara l'istinto?'

Anche il tempo gioca un ruolo importante in questo primo capitolo della trilogia. Così, paradossalmente, Una Canzone Triste evoca l'esatto contrario, per poi affermare che l'amore non dovrebbe mai essere Proibito. Dal canto suo, In Due Minuti è uno di quei brani da cui è difficile scappare perché in poco più di due minuti ti cattura.

E come se non bastasse, in Materia Terra c'è spazio anche per le collaborazioni. Gazzelle lascia il segno su Il Meno Possibile, mentre Madame trasforma Mi Fiderò in una delle canzoni più avvincenti di questo album.



2.- “La PELLE tutto intorno. I segni sulla pelle, contaminazione”

MATERIA PELLE (2022) è il disco “più contaminato” da ritmi provenienti da diverse parti del mondo. Una gamma sonora che va dalle arie africane di Unatoka Wapi alle chitarre spagnole di Neruda e anche la dance di No Stress. Insomma, un lavoro che lascia il segno sulla pelle. Attraverso 14 canzoni, Mengoni unisce il suo lato più ottimista e ritmico (In Città, Parlami Sopra o Respira) con quello più intimo e riflessivo (Chiedimi Come Sto, Migliore di Me o Caro Amore Lontanissimo) Inoltre, questo secondo capitolo presenta grandi collaborazioni come La Rappresentante di Lista (Attraverso Te), il rapper e cantautore Bresh (Chiedimi Come Sto) e il celebre compositore e cantante Samuele Bersani.

Materia Pelle è 'un passo di dance', una dose di vitalità che Tutti I Miei Ricordi evoca e che ti ricorda che quando la vita “schiaccia”, è perché il corpo ti sta dicendo: 'Respira, respira, respira, respira'.



3 .- “Il PRISMA che trasforma la luce in mille sfumature, magia” materia prismatica PRISMA MATERIA (2023).

Il prisma ha la capacità di scomporre la luce e mostrare tutti i colori che lo compongono. Dicono che sia fisico, ma per Mengoni "è pura magia". Così, tra luci e colori, ha creato un album dalle mille sfumature.

Nel capitolo conclusivo della trilogia, l'artista di Ronciglione si è analizzato. Ha cercato dentro. Ha mostrato le sue cicatrici, le sue luci e le sue ombre. Dal confronto tra il mondo del conscio e del subconscio nasce Due Vite, il brano che apre l'album e che si è classificato al 4° posto all'ultimo Eurovision Song Contest. E se proprio di ricordi bisogna vivere, per ognuno di loro, Marco e il rapper Ernia ci regalano i loro Fiori d'orgoglio (Fiori D'orgoglio).

Con Elodie si segna un successo estivo, dove complicità e Pazza Musica diventano la miglior compagnia 'quando non c'era nessuno'.

Il cuore infranto è Un' Altra Storia che, da una prospettiva molto matura, affronta in Incenso

Sempre al ritmo di un coro gospel e insieme a Jeson, implora sul brano 9 Lasciami Indietro. Tuttavia, ciò che Marco non si lascia alle spalle è il suo impegno per il mondo che lo circonda e alza la voce per difendere la terra (The Damned Of The Earth) e criticare il mondo moderno sempre In Tempo

E se in Due Nuvole feat Ariete confessano che 'non siamo stati due eroi' e lo ammettiamo, basta ascoltare con attenzione Materia Prisma per rendersi conto che è un'opera che va oltre il terreno. Un capitolo finale che scava in un universo di sensazioni e riflessioni -sotto forma di canzoni e 5 appunti– che non vi lascerà indifferenti.

Lasciatemi fare un ultimo appunto: se la materia cambia stato, il vostro stato cambierà quando sentirete MATERIA. Che giri fanno due vite

Pubblicato il 08/07/2023

per Bemol Magazine 

 Tradotto dall'originale  

Un viaje más allá de la MATERIA de Marco Mengoni

sabato 22 luglio 2023

Marco Mengoni: è importante volersi bene

Il cantante italiano che ha conquistato il pubblico internazionale dopo la sua apparizione all'Eurovision, ha imparato ad amarsi attraverso un viaggio doloroso che gli ha insegnato l'ovvio: che la vita è gratificante. Ecco perché dà il meglio di sé alla musica e alle persone.



La sua esibizione carica di emozioni sul palco dell'Eurovision di quest'anno con la ballata Due Vite ha fatto guadagnare all'Italia il quarto posto nella classifica finale e un posto nel cuore di un pubblico più vasto. I fan del concorso lo ricorderanno fin dalla sua prima partecipazione nel 2013, con il brano L'essenziale, che lo ha reso una superstar in Italia, ma la sua esibizione quest'anno ha fatto salire il suo gradimento alle stelle. Il suo ultimo album, Materia (Prisma) che sta riscuotendo un grande successo, chiude la trilogia musicale di Materia. Attraverso 37 canzoni l'artista esprime i suoi pensieri più profondi sulla vita e su ciò che lo rappresenta. In estate sarà in tournée in Italia, mentre in autunno sarà nelle più grandi città e palchi d'Europa, con un impressionante spettacolo audiovisivo. Quando lo incontri, gli bastano pochi secondi per conquistarti con la sua energia unica, un'amalgama di gentilezza, sensibilità e umiltà, lontano dall'immagine che ci si aspetterebbe da una pop star del suo calibro.

Marco come stanno andando le tue giornate? 

È un periodo impegnativo per me, come al solito, ma questa è la mia vita. Sono contento di poter essere stanco. Significa che sono in movimento. Sono un po' stressato. È un onore parlare con Vogue!

Il nostro onore! Sai che hai molti fan in Grecia? 

Lo so e non vedo l'ora di venire per un concerto. La mia agenzia li organizza, ma devo spingerli, perché amo i greci. Sono molto simili a noi italiani. Siamo figli del Mediterraneo. Tuttavia, mi sento un greco, se consideri che ho visitato più volte il vostro paese in vacanza.

Dove sei andato? 

Ad Atene ovviamente, ma anche in molte delle vostre isole; a Patmos, a Santorini, a Paros, ad Antiparos. Vado matto per l'insalata di campagna. Con l'arrivo della primavera, quasi tutti i giorni il mio pasto prevede pietanze contadine. Lo faccio da solo, è fatto in casa! L'unico problema è che qui in Italia non riesco a trovare l'autentica feta.

Ultimamente sto ascoltando la trilogia di Materia su Spotify. Sei riuscito a creare un ricco viaggio musicale, che sembra contenere i suoni di tutto il mondo, ma anche i tuoi pensieri più essenziali sulla vita. Come ti senti quando un progetto così personale giunge al termine? Cosa ti lascia? 

Mi sento un po' triste perché, come potete capire, è stato un progetto a cui ho dedicato tutte le mie energie negli ultimi anni. L'idea di questa trilogia è nata quando ho deciso di riprendere gli studi universitari. Lo sai che studio psicologia, vero? Sono vicino alla laurea. Uno dei primi corsi è stato Antropologia, in cui mi sono completamente immerso. Ho acquisito conoscenze preziose e ho visto aprirsi davanti a me un mondo dai molti significati. Ho sentito il bisogno di realizzare una trilogia musicale in cui descrivo al mondo il corso della mia vita e carriera negli ultimi 13 anni di lavoro, e sono felice perché penso che il pubblico abbia ricevuto i messaggi che volevo inviare.

Che messaggi erano? 

Dio mio! Sono così tanti! Stiamo parlando di 37 canzoni. Il messaggio importante è molto semplice. Credo fermamente che nella vita ciò che dai ti verrà restituito. A chi darà energia negativa, gli verrà restituita. In definitiva, l'unica verità è ciò che crediamo di noi stessi. Quindi, se amiamo e apprezziamo l'essere che siamo, allora non possiamo ferire noi stessi o coloro che ci circondano. Sembra molto semplice e alla fine è semplice amare se stessi. Forse troppo semplice per alcuni, per questo non vogliono crederci. Parlo empiricamente, perché l'ho visto accadere nella mia vita.

Che cosa hai visto? 

Ho visto che nel momento in cui sei bloccato in un modo di pensare, inizi a capire il lato meraviglioso di te stesso, quanto sei speciale e unico, cioè quando tutto il potenziale dentro di te si risveglia, il che ti darà il potere per i più grandi cambiamenti. Le tracce su tutti e tre i dischi danno esattamente quel messaggio. Soprattutto l'ultimo album che ho voluto intitolare "prisma", perché credo che l'uomo sia esattamente questo.

Per me un prisma ha la capacità di scindere la luce e svelare i colori che la compongono, così noi abbiamo la capacità di assorbire le esperienze, filtrarle e scomporle per analizzarne ogni possibilità, ogni significato. L'uomo ha a disposizione uno strumento prezioso: la coscienza. Abbiamo il grande dono di saper analizzare. Proprio come un prisma scompone un raggio luminoso di luce bianca nei colori del suo spettro, così noi scomponiamo tutti i pensieri dietro un evento. Mi piace molto analizzare le cose. Ho lavorato molto con il mio psicologo negli ultimi sette anni sui miei pensieri e la grande lezione che ho imparato è la consapevolezza che nulla è assoluto nella vita.


Ora che hai parlato del prisma, ho pensato alla bandiera arcobaleno, simbolo della diversità e dell'orgoglio della comunità LGBTI+, che hai tenuto alta all'Eurovision. Molti dei tuoi fan appartengono a questa community. Come pensi di identificarti con loro?

Orgoglio è una parola che amo e spero attraverso la mia musica o il mio atteggiamento di trasmettere il messaggio che tutti dovrebbero essere orgogliosi di ciò che sono. 

Ho deciso di alzare questa bandiera perché descrive la nostra società, e io vivo in questa società. È un simbolo di accettazione, molto potente. Può sembrare strano quello che sto per dire, ma credo che in un certo senso siamo tutti minoranze. Apparteniamo tutti a una minoranza, all'interno della quale ognuno di noi è unico, con le nostre opinioni sulla vita, che possono differire, ma questa è la bellezza del mondo. Ci sono due parole molto importanti: comprensione e accettazione. Se camminiamo con loro, vivremo più liberamente.

Ti senti mai come se non potessi vivere liberamente? 

Certo, ma ho il dono della musica. Attraverso la musica vivo liberamente. Mi piace molto Born Free di Tina Turner, ora che hai detto libertà. Adoro Turner

Nelle tue ultime canzoni parli molto di paura, stress, ansia... 

Sì, perché spesso sono prigioniero di questi brutti sentimenti. Recentemente ho iniziato a meditare e mi aiuta molto. Ho imparato a respirare. Ultimamente ho passato molte cose nella mia vita personale e ho iniziato a sentirmi stressato. Sono sulla strada giusta, ce la sto facendo, soprattutto perché sto facendo un lavoro che amo. La musica è la mia passione, anche se molte volte non è facile per me. Voglio dire, non è semplice scrivere un album ed esporre i propri pensieri più profondi o salire su un palco con migliaia di persone sottostanti e dover condividere i propri sentimenti con loro. Non è facile vivere come un personaggio pubblico, ma è qualcosa che ho scelto, quindi mi assumo la responsabilità. Ma cerco di proteggere la mia privacy perché, sai, ho anche una mamma che voglio proteggere da eventuali commenti dannosi.


Cosa fai quando non sei sul palco?

Mi piace giocare a tennis. Mi piace viaggiare. Potrei viaggiare tutto il tempo.


In autunno viaggerete in tutta Europa per concerti. Come vivi l'apertura a un pubblico internazionale che è arrivata dopo il tuo successo all'Eurovision?

È incredibile perché mentre cantavo in italiano, le persone che non potevano capire il testo hanno adorato le mie canzoni! Dicono di sentire l'energia della musica e questo è fantastico per me. Vorrei poter tradurre tutte le mie canzoni in inglese in modo che tutti possano cantarle. 

Già dalla mia prima partecipazione all'Eurovision, dieci anni fa, mi si è aperta la porta verso un pubblico più ampio, e con la mia partecipazione di quest'anno questa possibilità è cresciuta. Sento un brivido pensando che il sentimento che trasmetto possa essere tradotto in molte lingue, toccare culture diverse. Ora mi sento più maturo per gestire questa apertura nella mia carriera. Prima ero più nervoso, più timoroso. Ora sono più fiducioso in me stesso, soprattutto perché penso solo a oggi e non al domani.

Mi aiuta a vivere nel presente, principalmente perché mi rendo conto di essere vivo. Pensa quanto è importante questa presa di coscienza.

Mi ritrovo spesso a scorrere il tuo Instagram, non solo per vedere se hai pubblicato una nuova canzone, ma per prendere spunto da quello che indossi. Hai un istinto unico per la moda. 

Grazie per averlo detto. Sono italiano, come fa a non piacermi la moda? Principalmente direi che mi piace l'estetica, il concetto di bellezza. La moda è uno strumento fondamentale del mio lavoro, se pensi che attraverso gli abiti che scelgo posso realizzare un'immagine che servirà a una certa emozione, l'emozione della mia musica. Quest'anno per la mia partecipazione a Sanremo e all'Eurovision ci abbiamo lavorato molto con Donatella Versace, che apprezzo molto. Quindi, direi che attraverso i vestiti è come creare ogni volta l'immagine di un Marco diverso che si inserisce nell'universo di ogni canzone.

L'immagine è più importante del talento per una pop star? 

Hanno sicuramente bisogno di entrambi! L'immagine veste il talento e la loro combinazione può amplificare il risultato.

Stavo guardando le tue precedenti interviste in cui dicevi di essere insicuro riguardo alla tua immagine. 

Mi sento ancora insicuro riguardo alla mia immagine.

Puoi spiegarmi come può sentirsi così un uomo oggettivamente molto bello?

Penso che faccia parte della mia personalità sentirmi insicuro riguardo alla mia immagine. Circa 15 anni fa pesavo 110 kg. Questa immagine di me, per quanto diversa da oggi, domina ancora il mio pensiero. È sempre davanti a me quando mi guardo allo specchio. Penso che sia qualcosa che sto gradualmente superando. L'altro giorno, diciamo, ero in una trasmissione televisiva e indossavo dei bermuda! È stata una lotta per me, perché ho sempre pensato di avere i piedi brutti. Mi sono detto: "Non mi interessa! Se non ti piacciono le mie gambe, cambia canale!' All'Eurovision di quest'anno ho deliberatamente scelto di indossare un top senza maniche, che mi avrebbe lasciato le braccia scoperte. Era una mia immagine che racconta un enorme processo, un lungo viaggio che ho fatto con il mio corpo e il mio aspetto.

Ecco una bella frase per chiudere la nostra conversazione. In realtà è importante amare noi stessi. È un lungo viaggio, ma può renderti molto felice alla fine della giornata. 

(Intervista tratta da Vogue Greece

numero di luglio 2023)

venerdì 12 novembre 2021

MARCO MENGONI: CAMBIA UN UOMO MA NE MANTIENE INTATTA L'ESSENZA


 

Torna uno degli artisti più famosi del pop italiano. Se Marco Mengoni quest'estate si era imposto con i ritmi anni Ottanta del suo singolo Ma Stasera, anticipando il suo prossimo album, ora ci sorprende con Cambia un uomo, un nuovo brano in puro stile Mengoni: una canzone emozionante e profonda che lascia il segno in chi ascolta.

‌Ai tempi di TikTok e di banali ritornelli orecchiabili e hit già confezionate, dobbiamo ringraziare quegli artisti che, lungi dalle mode passeggere, rimangono fedeli a se stessi e continuano a creare canzoni destinate a durare nel tempo. È il caso di Marco Mengoni . 

Il nuovo singolo del cantante è un brano intenso, profondo, con una melodia avvolgente che guarda al futuro da un presente che riparte da zero. "Se fosse l'ultima notte che abbiamo sai, io con tutte le altre la cambierei, perché solo nel perdono cambia un uomo",  recita il ritornello, che attraverso la confessione o la preghiera ci invita a perdonare e a perdonarci per continuare ad andare avanti . Una sorta di 'non è mai troppo tardi per riprovare", come direbbero le nostre nonne. 

Un messaggio che arriva accompagnato da un suono che mescola cenni di gospel, rhythm and blues e arie anni Sessanta. Ritmi che insieme alla voce di Marco fanno di Cambia un Uomo un ottimo pezzo che non ci si stanca mai di ascoltare . 

In questo brano, come nel precedente Proteggiti Da Me , Marco è stato affiancato  dalla penna di Daniele Magro che insieme alla produzione di Mace e Venerus sono riusciti a modellare un pezzo veramente raffinato.

Cambia un Uomo si unisce con Ma Stasera, alla tracklist dell'album che il cantante ha svelato attraverso  suoi social. Tredici brani compongono quello che sarà dunque il suo sesto album in studio , intitolato Materia (Terra) che vanta alcune interessanti collaborazioni, tra cui Gazzelle su Il Meno Possibile e Madame su Mi Fiderò. 

"Materia: tre diversi album che racconteranno il percorso che ho intrapreso negli ultimi due anni"


 



Il nuovo album sarà in vendita il prossimo 3 dicembre anche se dalle parole di Marco si scopre che si tratterà solo della prima parte di un progetto più ampio che comprende tre album diversi che racconteranno il modo in cui l'artista ha vissuto gli ultimi due anni. 

Un progetto che arriva dopo un viaggio attraverso l' Atlantico (2019) e che ha già due date importantissime in anteprima live: il 19 giugno a San Siro (Milano) e il 22 giugno allo Stadio Olimpico di Roma . Due date che segneranno sicuramente uno spartiacque nella carriera musicale di Marco, ma che di certo lo manterranno  coi piedi per terra. Chi lo conosce lo sa: il successo non cambia (questo) uomo - per fortuna.

Articolo originale di Maria Sanchez su  Bemol Magazine

https://bemolmagazine.com/index.php/2021/11/11/marco-mengoni-cambia-un-uomo/
 


martedì 4 maggio 2021

Quanto manca?

Pochi giorni fa Marco ha ricordato il debutto dell'Atlantico Tour a Torino nel 2019, con una criptica domanda " quanto manca?".

Inutile sottolineare quanto si sia scatenata la fantasia di bloggers e fan, incoraggiata anche dal commento di Live Nation ( la sua agenzia di live), corredato da una clessidra. 

In realtà non abbiamo capito se Marco si riferisse ai giorni o mesi che ci separano da un prossimo tour o alla nostalgia di un palco su cui esibirsi e il bisogno di tornare alla normalità del suo mestiere e del modo di far musica.

Dopo questo anno in cui tutti, chi più chi meno, abbiamo subito perdite, se non altro quella fondamentale della libertà e della leggerezza, sembra così lontano quel tempo in cui potevamo partire e incontrarci in un palazzetto o in un teatro a cantare e ad abbracciarci e noi, specialmente dopo che Marco stesso, al termine di uno degli ultimi concerti, ha detto che non avremmo dovuto aspettarlo a lungo, non eravamo affatto preparati a questa nuova interminabile attesa. 

Ciò che sappiamo a tutt'oggi è poco, nel frattempo lui si è dedicato allo studio universitario e sta sicuramente facendo fruttare in altro modo il tempo che non può dedicare alla musica.

Noi comunque lo aspettiamo sempre con trepidazione, pronti a rivederlo non appena sarà possibile.



ph Marco Mengoni Official 




giovedì 6 agosto 2020

Mengoni e l' Estate Italiana



Dopo diversi mesi di silenzio, Marco è riapparso nei suoi social con tre post che ci hanno reso felici ma anche con qualche dubbio. Starà architettando qualcosa o l'hashtag #estateitaliana è solo un riferimento al fatto che quest'estate trascorrerà le vacanze in Italia invitandoci a fare altrettanto?
Io me lo immagino che ride sotto i baffi, ma ai posteri l'ardua sentenza. 
Aspettiamo fiduciosi un autunno di musica nuova. 

venerdì 6 dicembre 2019

Spelacchio chiama, Mengoni risponde

Grande stupore tra i fan quando, pochi giorni fa, Spelacchio ha rivolto un tweet a Marco Mengoni ma, a sorprendere ancora di più è stata la sua ironica risposta:



Che storia è mai questa?
Se da un lato, visto l'amore di Marco per le piante, in particolare come da lui dichiarato in una recente intervista al Corriere, per quelle più malandate ("nei vivai prendo sempre le piantine che stanno male, le più brutte, quelle che devo salvare"), è comprensibile che Spelacchio si affidi alle sue mani, dall'altro può apparire bizzarro che Marco si metta a parlare con un albero. O forse no?
L'arcano è stato svelato, se così si può dire, da Netflix Italia che, in una storia su Instagram, ci ha informato che stavolta Klaus non viaggia con le renne, bensì con un autocarro che per l'occasione ha attraversato alcune città italiane per arrivare a Roma ,dove è stato consegnato Spelacchio, pronto per essere allestito e acceso.





E non finisce qui: da sabato 1 dicembre a lunedì 23, i bambini di Milano potranno vivere la magia e le atmosfere natalizie, salendo su un tram allestito come il film di animazione Klaus, 


(Marco Mengoni sul tram a Milano)

mentre quelli romani domenica 8 dicembre sono attesi da Spelacchio e Netflix in Piazza Venezia dove potranno consegnare le loro letterine a Klaus. 



Ecco che tutte le tessere si incastrano alla perfezione: Spelacchio, Klaus e Marco Mengoni. 
Voglio conoscere quel genio del direttore creativo di Netflix.it!

venerdì 10 maggio 2019

ATLANTICO: incontro con la band di Marco Mengoni




Un desiderio nemmeno troppo nascosto di ogni fan, sarebbe quello di poter assistere alle prove di un tour o trascorrere una giornata in uno studio durante la creazione di un disco. Ebbene, Marco Mengoni ci ha in parte accontentati, sia regalandoci le versioni " casalinghe" di alcuni brani in edizione speciale, sia incidendo sul cd ATLANTICO Soundcheck (in vendita presso gli stand durante le date del tour), alcuni momenti rubati alle prove (consiglio l'ascolto dei 10 brani agli appassionati della sua voce, che esce nitida e cristallina in tutta la sua purezza.) e poi dandoci l'opportunità di saperne di più, incontrando i membri della sua band che pochi giorni fa, presso l'Apple Store di Milano, ci hanno raccontato le diverse fasi della nascita e composizione di Atlantico.



Veniamo a sapere che i ragazzi, Davide Sollazzi, Giovanni Pallotti e Peter Cornacchia (con Marco da sempre), Barbara Comi e Moris Pradella (i vocalist), Christian Rigano (tastiere, produzione e direzione artistica), Massimo Colagiovanni ( chitarre) e Leo Di Angilla (percussioni), si sono affiatati molto durante il mini tour europeo, anche perchè macinando i chilometri che li portavano da una città all'altra, hanno viaggiato in autobus condividendo giorni e notti allegramente.

Giovanni ci racconta che per la prima fase di preproduzione, la stesura dei brani e l'arrangiamento, Marco ha chiesto a lui, Peter e Davide di trascorrere un mese in uno studio per provare a suonare i pezzi che aveva già pronti. Così, dopo aver caricato i loro strumenti su un furgone si sono diretti a Milano, alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. Durante questo mese hanno registrato le ritmiche e in seguito le voci. 
Peter e Davide aggiungono che è stata un'esperienza molto gratificante trovarsi per la prima volta e per così lungo tempo con Marco a gettare le basi di un disco, in uno studio ricchissimo di strumenti rari e che non avevano mai suonato, ad esempio una chitarra portoghese inserita su Amalia o un armonium su Dialogo tra due pazzi. 
E' stato quasi come trovarsi in un parco giochi.
Peter dice che forse Atlantico è il disco che contiene maggiormente i tratti della personalità di Marco, della sua anima artistica e musicale, evidente anche dalle inclinazioni e dalle influenze stilistiche che trasudano dai pezzi.
Mai come in questo caso l'inizio di un lavoro è stato influenzato anche dall'ottima condizione emotiva creatasi tra tutte le personalità di chi ha lavorato al disco, compresi i tecnici delle Officine che li hanno spinti e motivati a provare fino a notte inoltrata.


                                Crediti foto: Sara Frascella

                 
All'inizio i pezzi erano circa quindici, dopo una normale scrematura,  alla fine di quel mese, tutti i progetti messi in ordine sono stati consegnati a Christian Rigano per la fase di produzione che ci spiega:
"mi hanno invitato ad ascoltare i pezzi dicendomi di portarli al massimo livello possibile, così mi sono chiuso nel mio studio (a Ronchi dei Legionari, Trieste) per tutta l'estate per sperimentare e cercare di tirare fuori tutto il meglio dal materiale registrato. Ho analizzato, scolpito, arricchito tutto a livello sonoro, aggiungendo tastiere e ritmiche oltre a quelle di Davide (in particolare su Voglio e Muhammad Alì). Una delle prime canzoni che ho fatto sentire a Marta e Marco è stata proprio Voglio che mi ha dato lo spunto per partire, poi ho chiuso tutto il disco aggiungendo le percussioni di Leo e altri musicisti, comprese le chitarre di Riccardo Onori (che suona con Jovanotti), dopodichè sono subentrati i featuring su Amalia e Hola che si è aggiunta  per ultima. Alla fine di agosto eravamo tutti soddisfatti, così siamo passati al missaggio da Pinaxa a Milano e abbiamo chiuso il disco a settembre."

Per quanto riguarda il tour, le prove si sono svolte per tre settimane al Teatro Arcimboldi di Milano.
Barbara ci spiega che la parte vocale è curata e ideata da Marco, quindi al primo giorno avevano sapevano già cosa avrebbero dovuto cantare, con l'arrivo di Moris la rosa di possibilità si è ampliata e tutti insieme ne hanno sviluppato  altre.   
Moris dice di essersi aggiunto alle coriste storiche Barbara e Yvonne e di aver così completato la triade delle voci del coro (prima, terza e quinta), permettendo a Marco di fare la sua melodia liberamente.



Il palco si costruisce durante lo spettacolo perchè man mano che va avanti, vengono aggiunti trabattelli, pedane e altre strutture. Su Amalia, per esempio, Moris suona a sei metri di altezza, cosa che avrebbe dovuto fare anche Peter se non soffrisse di vertigini.



Ringraziamo i ragazzi per queste descrizioni che ci avvicinano ancora di più alla musica e a questo tour spettacolare sotto tutti i punti di vista. 
Noi ci divertiamo tantissimo a sentirli suonare con Marco!







venerdì 26 aprile 2019

Insieme per l' Atlantico Live

Quando le parole proprio non vogliono uscire perché restano incastrate nel punto che va dal cuore alla gola, se ne prendono in prestito altre, sentite ed efficaci come se fossero tue.
Grazie a Maria Alessia Perilli per aver dato voce ai miei pensieri.

Crediti foto: Antonello Vasile ph


"E pensare che l'inizio di questo nuovo viaggio sembrava lontano, sembravano tanti i giorni di attesa, troppi. Quando tutti ci siamo messi alla ricerca e alla compera dei biglietti per questo tour forse già immaginavamo qualcosa, forse credevamo non fosse possibile e invece la soluzione si trova sempre perché per qualcosa o qualcuno che si ama si farebbe di tutto, si smuoverebbe qualsiasi cosa.
Ora, non mi sembra vero che mancano due giorni all'inizio di tutto.
Sembrava tutto troppo lontano e invece manca poco per ritrovarci ancora, nuovamente allo stesso appuntamento, al buio con la musica.
Vivremo giornate, sì estenuanti ma che non dimenticheremo mai, che non si sbiadiranno col tempo, che ricorderemo come le giornate in cui siamo stati vicini alla musica e l'abbiamo sentita rimbalzare nello stomaco e in cui abbiamo assistito alla profondità di due pozzi neri come sono gli occhi di Marco.
Vivremo emozioni che rimarranno impresse e che sfogheremo una volta tornati a casa sottoforma di pianti liberatori, perché niente nella vita può far bene come la musica.
Saremo avvolti in un unico abbraccio, il più caldo e protettivo che si possa ricevere.
Credo, anzi, sono sicura che questo tour lascerà il segno, la sua impronta negli animi di chi lo vivrà e di chi ci sarà con il pensiero e con il cuore, ma sarà come se fosse con noi, ad attendere e poi a vivere.
Una volta che si aprono i cancelli, si apre un mondo nuovo.
Quei cancelli aperti per me sono come un accesso alla liberazione totale, a due ore di totale disconnessione dai problemi, dalle cose che non vanno, dai giudizi della gente, un accesso all'unica realtà che possa salvarti da tutto e tutti.
Vi auguro di sentirvi liberi da ogni preoccupazione quando quei cancelli si apriranno.
Non limitatevi, non fatelo mai, date sfogo a ciò che sentite perché non è mai ridicolo, è sintomo di umanità, è sintomo di amore.
Siate euforici, emozionati, commossi, esaltati, folli, siate qualsiasi cosa il vostro cuore vi dica di essere, non sarete mai fuori luogo ma nel posto giusto.
Vi auguro di dare tanto perché riceverete altrettanto da Marco, senza ombra di dubbio.
Niente rende più felice di sapere che si è amati, di sapere che si è fatto qualcosa di buono, di sapere che accorrerete sotto i palchi anche da posti lontanissimi.
Sarete vicini a lui, sentitevi a casa e fate sentire a casa anche lui.
Trasmettetegli quello che avete dentro per lui in modo che lui lo percepisca e lo possa custodire.
Sentitevi un esercito d'amore, donateglielo questo amore, fategli sentire che dieci anni fa ha fatto la cosa giusta presentandosi a quei provini.
Vivetevi ogni istante di questo nuovo viaggio.
Ogni piccola sfaccettatura, ogni piccola nota.
Fate vostra ogni parola di ogni canzone.
Fate vostro ogni secondo che vivrete.
Dal momento in cui le luci sul palco si accenderanno fino al momento in cui si spegneranno, siate una cosa sola.
Siate una cosa sola anche quando tutto sarà finito.
Perché in realtà nulla sarà terminato davvero.

Buon #AtlanticoTour a tutti.
Buona vita.
Buon viaggio.
Di cuore."
❤️

mercoledì 24 aprile 2019

Marco Mengoni e il suo Atlantico inondano Madrid di emozione (traduzione)

Dopo aver attraversato Berlino, Zurigo, Monaco e Parigi, mercoledì scorso Marco Mengoni ha concluso il suo giro europeo con un concerto al Joy Eslava di Madrid, luogo scelto per  presentare dal vivo  i brani del suo ultimo album Atlantico.



 Con questo ultimo lavoro, Mengoni ha compiuto un percorso musicale e fisico toccando le coste che bagnano il secondo oceano più grande del mondo.
Alle nove di sera, puntualissimi, i musicisti sono saliti sul palco e,'con la musica ad alto volume' e l'energia alle stelle, è apparso in scena un Marco sorridente con "Quiero" e un ritmo "retrò" che ha spinto tutta la sala a cantare e ballare.
Dopo aver dato il benvenuto ai suoi fan, ha continuato con "Pronto a correre", una canzone che nonostante abbia la sua versione in castigliano, Marco ha deciso di interpretare nella sua lingua madre. Un dettaglio che, senza dubbio, abbiamo apprezzato.
Se nei primi minuti, il viaggio attraverso l'Atlantico aveva scatenato l'adrenalina, il pubblico si è calmato trovando rifugio "in quel luogo lontano dal mondo, dove sembri infinito anche un solo secondo ". E non solo sembrava, ma lo è stato, perché durante gli oltre quattro minuti della canzone "Sai Che", pareva davvero che si fosse fermato il tempo.

Poi è arrivata "Buena Vida" con i suoi movimenti di bacino mentre circa trecento ventagli azzurri sono apparsi tra il pubblico danzando al ritmo di ogni ritornello.  L' esercito - i suoi fan - è riuscito a sorprendere il "capo", che ha comunque mantenuto un asso nella manica per far impazzire i partecipanti: durante gli ultimi secondi della canzone ha cantato  "Oh che mi brucia, mi brucia, sì, brucia Madrid", mentre si lasciava attraversare e invadere dalla musica del flamenco.
A questo punto della serata, Mengoni aveva già dimostrato che sia in italiano che in castigliano le sue canzoni sono in grado di aumentare i battiti del cuore e di far venire i brividi, ma ha voluto fare un passo in più fondendo le due lingue. Così, ci ha regalato una versione italo-spagnola di "Muhammad Ali": un connubio che ha mandato il pubblico in visibilio. 

La sensibilità e il buon gusto sono arrivati con "In un giorno qualunque", una canzone che ci riporta agli inizi della sua carriera musicale e che non solo continua a emozionarci, ma come il buon vino migliora con il corso degli anni.
Dopo "Parole in circolo" e il suo ritornello degno di qualunque scioglilingua, - almeno per chi non parla  italiano dalla nascita, un'intro strumentale  ci ha immerso nell'atmosfera intima e di pace di "La ragione del mondo" (Solo ahora).
Seduto di fronte al pubblico e a cuore aperto, ci ha poi offerto una sublime interpretazione di "Ti ho voluto bene veramente", che è stato solo il preludio di uno dei momenti più emozionanti, magici e speciali della serata. Con "Proteggiti da me", Marco non solo ha messo completamente a nudo la sua anima, ma ha anche dato libero sfogo alla sua maestria vocale, modulando la voce a volontà e cantando con registri altissimi.  
E se pensavamo di aver toccato il cielo con questa canzone, non avremmo potuto sbagliarci di più. Dopo aver confessato di essere un ragazzo geloso, ha azzardato la versione di John Lennon di "Jealous Guy", che ha provocato una calorosa ovazione e ha lasciato il pubblico a bocca aperta. Della sua padronanza dell'inglese, non parliamo nemmeno perché sembra un dettaglio insignificante ...
Così siamo arrivati a metà concerto e ci siamo diretti in America Latina. "La Casa Azul" ci ha trasferito in Messico e ci ha ricordato l'artista Frida Kahlo; la sala si è ammutolita per un paio di secondi, quando Mengoni ha detto  "se taci lo senti. Shhhh, ecco il rumore che fa". Successivamente, siamo  tornati nella penisola, in particolare nelle terre portoghesi, grazie ad "Amalia" e un ballo da infarto. Il repertorio, se possibile, ha acquisito più forza e intensità con "Esseri umani". In quel momento, malgrado quel metro scarso che separava il palco dal pubblico, l'artista e il pubblico sono diventati una cosa sola al grido di "L'amore unito vincerà".  
Lo stesso è successo con "Guerriero", una canzone che potrebbe essere classificata come un inno, poiché ogni volta che la interpreta, senti quell'abbraccio che dà conforto e "forza sempre" . 
"Onde" e "Mille lire" ci hanno accompagnato verso la conclusione e all'ultimo brano prima del bis.
La band stava per intonare i primi accordi della canzone, quando Marco li ha interrotti per chiedere al pubblico quale preferisse sentire: "L'essenziale" o "Incomparable" - la versione spagnola. Per la stragrande maggioranza - e grazie a Dio o ai vari Santi della Settimana Santa, - ha vinto la prima opzione. "Il pubblico è sovrano" , ha commentato prima di inondare di emozione il Joy Eslava con il brano che gli ha dato la vittoria a Sanremo 2013 e gli ha permesso di  rappresentare l'Italia all' Eurovision quello stesso anno. 
"Madrid, se sono qui è grazie a voi" ha dichiarato prima di salutare e lasciare il palco. Tuttavia, l'assenza è durata poco, perché qualche istante dopo è tornato in scena per terminare lo spettacolo. 
"Ho trascorso 3 mesi a Madrid e questa canzone è stata ispirata dal mio soggiorno qui", in questo modo ha presentato "Hola". Durante la sua interpretazione, è esploso un cielo stellato nel cuore del teatro, creato nel buio dalle luci dei cellulari. Alla fine, le luci sono scomparse a favore delle danze spensierate e la conclusione della festa è stata affidata a Io ti aspetto.  



Così Marco Mengoni ha chiuso una serata magica, commovente e straordinaria e ha terminato il suo tour europeo. Con  4300 km alle spalle percorsi in meno di un mese, l'artista italiano ha dimostrato che la sua musica non conosce confini, che a 30 anni ha ancora molte cose da dire (e cantare), e che è in grado di evolversi, esplorare nuovi percorsi musicali e adattarsi ai tempi, senza mai perdere in qualità e spandendo talento, carisma e voce. Inoltre, la sua umiltà, vicinanza e amorevolezza lo rendono un essere umano eccezionale.
Grazie mille, Marco, e buona vita a te e alla tua band! Madrid è già la tua casa.



Traduzione dall'originale  Marco Mengoni y su Atlántico inundan Madrid de emoción
Testo: María Sánchez
Crediti foto: Marco Mengoni

martedì 12 febbraio 2019

Muhammad Alí è un personaggio incredibile (tradotto da spagnolo)


Marco Mengoni è nato a Ronciglione, un paese a 50 chilometri da Roma, ha 30 anni ed è attualmente il cantante numero uno in Italia. 
Il suo ultimo album "Atlántico" è stato anche registrato in spagnolo con l'obiettivo di avere successo in Spagna. 
Il suo idolo è Muhammad Ali, che ha anche stampato sulla sua felpa. Lo ammira per quello che voleva dire.


                    Foto di DAVID RAMÍREZ

 Come è andato il lancio in Spagna del nuovo album "Atlántico"? 

Molto bene. Sono un po' nervoso e entusiasta di cantare questo disco per la prima volta in spagnolo, ma va bene.


Come pensi che reagiranno le persone quando lo sentiranno?

Non mi piace avere aspettative nella vita, in generale. Ho 30 anni e ho imparato dalla vita che tutto è esperienza, qualsiasi cosa accada.

Hai il vantaggio che i cantanti italiani ottengono sempre successo in Spagna

Sì, è vero. Vorrei che succedesse anche a me. 

Questo sarebbe il tuo obiettivo immediato?

Il mio obiettivo sarebbe che molte persone ascoltassero il messaggio del mio nuovo album.

Farai un tour con il nuovo album?

Sì, il 17 aprile a Madrid facciamo un'anticipazione e poi spero di venire a Barcellona e fare un tour di tutta la Spagna.

Cosa c'è di così speciale in questo album, rispetto ai precedenti? 

Mi è costato molto scrivere questo album, è stato un percorso ripido. Ho viaggiato per due anni e mezzo e ho attraversato l'Oceano Atlantico molte volte, da qui il titolo dell'album. Inoltre, ho assorbito molte influenze musicali e culturali da tutte le nazioni che toccano questo oceano. Quindi le differenze sono che ora ho 30 anni e mi sento più capace di lanciare i messaggi che voglio e in cui credo.

C'è una canzone chiamata "Muhammad Ali"

È una canzone che parla della vita 

Perché ti sei ispirato al pugile?

Anche se sono giovane e non ho vissuto nello stesso periodo di Muhammad Ali, ho letto molti libri e ho visto documentari su di lui e lui è un personaggio incredibile. Non era solo un grande pugile ma anche un grande essere umano, grazie a tutto ciò che ha fatto per il suo popolo e per tutta l'umanità. Vorrei che tutti i giovani che non lo conoscono leggessero di lui, dopo aver ascoltato il mio disco.

Essere un atleta lo ha aiutato a influenzare la società

Sì, ma per un certo periodo ha rinunciato al ring per rispettare le sue idee contro la guerra del Vietnam. In realtà ha fermato la sua passione e la sua vita per tre anni, ecco perché è un personaggio con una forza incredibile. Mi piacerebbe essere come lui così come dico nella mia canzone. Mi piacerebbe essere almeno il 3% di ciò che era Muhammad Ali.

È importante che i personaggi possano arrivare a influenzare così tanto l'umanità?

Nelle cose positive sì.

Ti piacerebbe diventare una persona così, contribuire?

I personaggi pubblici hanno la possibilità di arrivare a molte persone, inviare messaggi e parlare a un vasto pubblico allo stesso tempo. Per me avere un idolo come Muhammad Ali è stato perfetto perché mi ha dato messaggi di libertà, di apertura mentale, di pace tra culture diverse. Ora tutto questo si sta perdendo. Stanno costruendo muri! Non abbiamo imparato nulla dalla storia.

Sei 'nato' come cantante nell'era dei social network

Sì, ma è una relazione d'amore/odio al 50%. Da un lato con un clic posso accedere a tutti i miei fan, ma dall'altro possono essere molto pericolosi. 

In che senso?

Perché la gente parla troppo in rete. Lì non tutto quello che si dice è vero ma molti pensano di sì. Inoltre, per esempio, in Italia è stata bullizzata una ragazza, hanno diffuso in rete sue foto e video e lei si è suicidata. Dobbiamo essere attenti, soprattutto con i giovani.

Come italiano sicuramente ti piacerà il calcio

Sì, abbastanza

Per quale squadra tifi?

Per la Roma. La mia famiglia è romanista da generazioni.  

Il Barça non ha buoni ricordi recenti della Roma. Ci ha eliminato l'anno scorso dalla Champions, con una rimonta che ha fatto soffrire molto i tifosi 

Ma noi non portiamo rancore (ride)

Hai visto la partita?

No, ero a New York senza televisione e senza niente

Credi che ci sia stato un cambiamento alla Roma, dopo questo partita?

Non lo seguo tanto da poterlo giudicare, sono sincero. Seguo molto il tennis perchè ho giocato da bambino

Cosa pensi di Rafa Nadal?

La forza e l'energia di Nadal, da quello che ho visto in diretta, va oltre il campo, arriva allo spettatore. Federer è il re per quanto riguarda la classe, mentre Djokovic ha moltissime virtù ma non arriva al top come Rafa o Federer.

Torniamo al calcio. La Juve ha convocato Cristiano Ronaldo ed è leader del campionato 

Come sempre. La Juve vince sempre in Italia.

Che cosa credi che possa apportare Ronaldo, ad una squadra come la Juve?

Si vede che è un calciatore che gioca con naturalezza. Me ne accorgo perfino io che non so giocare a calcio. 

Cristiano o Messi?

Mi piace molto Messi, ma aldilà del calcio. Come essere umano.

Sembra che alla Roma manchi sempre di fare quel passo in più

Hai ragione e lo sento perchè mio padre è sempre molto arrabbiato per questo motivo. Finisce che la Roma non vince mai

Quale sarebbe la soluzione?

Forse comprare Messi! (ride) Credo che si dovrebbe cambiare filosofia 

Pratichi uno sport?

Sì tennis e vado in palestra

Ti aiuta per scrivere le tue  canzoni?

Sì mi aiuta quando sono nervoso o devo scaricarmi. Quando sono arrabbiato vado in palestra e scarico l'energia negativa.



Intervista originale di  SPORT
di Àngels Fàbregues




mercoledì 30 gennaio 2019

Marco Mengoni presenta Atlantico a Radio 105

DALL'INTERVISTA DI MAX BRIGANTE 




- Ci sono pezzi e pezzoni e Hola è uno di questi. 
Ho letto che hai chiesto scusa ai tuoi fan per esserti allontanato
- Sì, mi sono preso due anni e mezzo dall'ultimo progetto. Invidio i miei colleghi che riescono a fare dischi ogni sei mesi, io non ce la faccio, ho bisogno di allontanarmi, di prendere input da fuori o da dentro me stesso. 

- Alla vecchia maniera quindi. Prima i dischi uscivano ogni 2/3 anni, poi ultimamente il mercato discografico ha stravolto un po' le regole
- E io sono contro il mercato discografico! ( Ride) Infatti i signori della casa discografica volevano uccidermi, forse non si fa così, ma era giusto per me. 

- Quante volte hai attraversato l'Atlantico? 
- Credo 9 o 10, io non riesco a dormire sull'aereo quindi parlo con le hostess e gli stewart, prendo caffè di continuo e parlo. Ricordo il ritorno da New York dopo tre mesi, sono stato sveglio per tutte le 8 ore di viaggio e ho parlato con una hostess che era stata una cantante lirica. Quindi abbiamo discusso di Wagner, Mozart, La regina della notte, è stato pazzesco. 

- Quando è nato il concetto di Atlantico, cioè che quel nome potesse racchiudere il tuo progetto?
- Mi hanno sempre affascinato gli oceani e la loro profondità, guardandolo spesso da sopra ho capito che è il secondo più grande e che bagna moltissime culture.
Mentre lo arrangiavo e lo producevo, ho pensato che questo disco conteneva tanti input e quindi era giusto chiamarlo così. 

- Poi guardandoli dall'alto gli oceani sembrano ovviamente più piccoli e assomigliano a dei contenitori, è bello pensarli anche così. 
Quante canzoni hai inserito? 
- 15 compresi degli intro, per esempio c'è un pezzo di cello e violino di un minuto e mezzo.

-In un pezzo si parla di Muhammad Ali, in un altro di Frida Kahlo, figure che nel tempo sono diventate icone e spesso vengono citati come personaggi ai quali aspirare. Per quanto riguarda Muhammad Ali c'è qualcosa in particolare che ricorre nella tua testa o ti serviva il concetto della boxe e di rimanere in piedi sul ring? 
- Le dediche sono diverse, le figure importanti sono tre: Frida, Amalìa Rodrigues e Muhammad Alì.
In questi tre anni nei quali ho seguito anche le mie cose personali che avevo tralasciato, mi sono staccato dal mio lavoro e dalla mia quotidianità per stare vicino a persone che avevano bisogno di me e spesso mi è servita moltissima forza.  Sicuramente questi due personaggi che ne hanno avuta tanta anche per far rispettare le loro idee, mi hanno aiutato, mi sono ispirato a loro. Ho letto moltissimo, visto documentari, mi sono informato, anche perché io non ho vissuto negli anni di Muhammad Ali e non ho assistito  al suo cambiamento, a quello che ha fatto. Ho scoperto un uomo diverso da quello che conoscevo come sportivo, colui che andava contro tutti, anche contro la sua gente, che non temeva niente e che ha rinunciato alla sua passione per tre anni scendendo dal ring, poiché era stato escluso perché non riteneva giusta la guerra.
Io ovviamente ho visto un Muhammad Ali che accende la torcia olimpionica, come un signore che sta combattendo contro una malattia, che trema e non è più quello che faceva tremare gli altri quando saltellava sul ring.
Nel brano parlo del Muhammad Ali al di fuori del ring.

- Lui diceva che i campioni non si fanno in palestra, ma per strada, con ciò che hanno dentro. I cantanti come si fanno?
- Si fanno viaggiando per strada.

- Hai fatto l'Atlantico Fest, ti ho seguito sui social. Hai creato una cosa diversa rispetto a una normale promozione di un disco.
- Sì, comunque la musica sta cambiando. Si sta passando dal fisico al digitale a una velocità incredibile. Io tornando con tutto quello che avevo vissuto in prima persona, volevo riproporlo invece di fare le solite cose. Volevo condividere tutti gli input e le parole che avevo assorbito dal mondo. Ho detto alla mia manager che ha avuto un mezzo infarto "facciamo una specie di festival. Attraversiamo il disco fisicamente",  perché in Torre Velasca c'erano 13 stanze e in ognuna artisti, scultori, pittori, danzatori, che ringrazio tantissimo, che si sono esibiti per tre giorni e non sarà stato facile neanche per loro, è stato molto duro.
Poi abbiamo fatto alcuni incontri in giro per Milano, in Triennale per esempio, dove io mi sono finto giornalista e ho intervistato dei personaggi molto interessanti, come Stefano Boeri. 

- Come ti sei trovato dall'altra parte rispetto ad essere quello che riceve sempre le domande? 
- Malissimo, ero agitatissimo, infatti mi ero preparato un iPad con delle parole chiave. Mi sentivo un po' a scuola, sotto esame, come quando prima ti scrivi tutto quello che dovrai ricordare. In realtà poi è andata abbastanza liscia, non erano proprio incontri istituzionali, erano più un modo per capire, per conoscere.



- Ti parlo da radiofonico: quando è arrivato il singolo anzi, in realtà ne sono arrivati due, a me è piaciuto subito Buona vita e la radio ha iniziato a mettere Voglio. Dopo è uscito l'album e mi ha subito catturato La Casa Azul. Credo di aver sentito che c'è un collaboratore in queste due canzoni che lavora anche con Rosalia, che io adoro. So che in Italia non è ancora così popolare ma vi consiglio di ascoltarla perché fa della musica straordinaria. Mi piace che tu sia andato a lavorare anche con produttori diversi.
- Quando sono tornato io i miei musicisti di sempre siamo stati due mesi in studio alle Officine di Mauro Pagani, ad arrangiare il disco (in realtà si è arrangiato da solo) e questi due pezzi in particolare, ai quale tenevo tantissimo, erano un po' troppo pesanti quindi non ero pienamente contento. Seguivo Rosalia da tempi non sospetti e ho pensato che avrei potuto contattare El Guincho. Gli abbiamo mandato i brani e lui ha risposto immediatamente, dicendo che erano pazzeschi e che si sarebbe messo subito a lavorarci anche se era in viaggio,  quindi li ha fatti tra Los Angeles e la Spagna. 

- E come arriva Celentano?  Sarai facilitato per via della tua manager, ma non penso che sia facile convincerlo.
- Credo che tutto quello che lo riguarda abbia poco a che fare con i legami familiari. Puoi provare in tutti i modi ma forse se c'è la famiglia di mezzo è anche peggio. Noi ci eravamo già incontrati in  passato, ero andato a casa sua per conoscerlo e in realtà non gli avevo chiesto una collaborazione ma un consiglio su 3 pezzi.  Quando ha sentito La Casa Azul ha detto che era forte e che avrebbe voluto partecipare. Io ovviamente gli ho risposto che avrebbe potuto fare quello che voleva. Il problema è che tutto questo è successo un mese e mezzo prima della chiusura del disco e io ho sentito quello che aveva fatto, circa due minuti prima di mandarlo in stampa. 
Nessuno sapeva niente e lì non c'e famiglia che tenga, perché nel frattempo mi facevano pressioni, c'era il rischio di bucare l'uscita del disco e io chiedevo a Claudia Mori ma neanche lei ne era a conoscenza. Però non avevo dubbi sul risultato.
- Poi nei crediti il suo nome non è citato, per cui non ero pronto al featuring, quindi è stato un valore aggiunto.

- Il tour parte dall'Europa.
- Sì, con cinque anteprime. Ho iniziato il percorso all'estero quasi per gioco, nel senso che ho pensato che stare a contatto con i fan e culture diverse mi avrebbe aiutato a crescere. Non avevo aspettative ma a un certo punto la cosa si è fatta più seria.

- Il disco è uscito in tutto il mondo in contemporanea e in lingua spagnola in Spagna, il tuo percorso verso i mercati internazionali era già avviato e mi sembra che si stia consolidando. Poi arrivi in Italia con una serie di date che continuo a vedere in aumento,  per cui consiglio a tutti di andare a scoprirle sui social di Marco. 


- Chiudiamo con qualcosa di importante: sei stato due anni e mezzo a lavorare sul disco e su te stesso. Prima hai detto una cosa che credo tra le righe volesse dire "Faccio il cantante ma sono pure un uomo e ho la mia vita da portare avanti, non solo la carriera"
- Per forza di cose dietro un musicista ci deve essere un uomo che vive, altrimenti che cosa condividi?

- Hai inserito tanto all'interno di Atlantico e sono appena arrivati i primi feedback. C'è un concetto dominante che l'ambiente o i fan ti riportano di questo disco?
- Mi dicono che sono cresciuto molto.
Spero che intendano in positivo. In effetti mi sento anche io più grande rispetto a due anni fa. 

- C'è una canzone che fa un po' il conto degli anni, mi sembra Mille lire. Ora quanti anni hai?
- Il 25 dicembre ne ho compiuti 30 e nel 2019 sono 10 anni di carriera. Non avrei mai creduto di arrivarci.

 Le date del tour: 

EUROPA
8 aprile 2019 - Berlino, Tempodrom
10 aprile 2019 - Zurigo, Volkshaus
12 aprile 2019 - Monaco, Tonhalle
14 aprile 2019 - Parigi, La Cigale
17 aprile 2019 - Madrid, Joy
ITALIA
27, 28 aprile Torino, PalaAlpitour
1, 2, 4, 5 maggio Assago (Mi), Mediolanum Forum
8, 10  maggio Roma, PalaLottomatica
13, 14  maggio Bari, Palaflorio
16 maggio Caserta, Pala Decò
18 maggio Eboli, Palasele
21, 22 maggio Firenze, Nelson Mandela Forum
24, 25, 26 maggio Verona, Verona Arena
29 maggio Rimini, RDS Stadium
30 maggio Casalecchio di Reno (Bo), Unipol Arena